Vigilanza privata e Ministero dell’Interno, come superare l’incomunicabilità

L'avv. Luigi Gabriele, Presidente Federsicurezza, denuncia in un'intervista a essecome l'ulteriore peggioramento durante il lockdown del dialogo con il Dipartimento di PS, il riferimento istituzionale del settore. Una situazione che crea gravi difficoltà agli operatori proprio quando la collaborazione aperta e leale tra pubblico e privato è necessaria per la tutela del Paese.

Presidente, dopo gli allarmi lanciati durante il lockdown per la mancanza di dialogo con il Ministero dell’Interno, che ha aggiunto problemi ai problemi che la categoria ha dovuto affrontare per rispondere all’emergenza, qual è la situazione ad oggi?

Se potessi cavarmela con una battuta, direi che non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire! A questo punto a tutti è evidente che l’Ufficio per l’Amministrazione Generale del Dipartimento di PS ha deciso di non ascoltare le parti sociali della vigilanza privata - le associazioni imprenditoriali e i sindacati dei lavoratori – ritenendo di poterla dirigere a suon di circolari alla amministrazioni territoriali senza alcun confronto. Di conseguenza, sono state emanate direttive il più delle volte scollegate dalla realtà, oppure non sono state emanate affatto quando sarebbe stato invece urgente l’intervento dal Ministero per consentire lo svolgimento di attività che, è bene non dimenticare, sono il nerbo della sicurezza sussidiaria che partecipa alla tutela del Sistema Paese. E non credo occorra sottolineare quanto sia necessaria in questo momento per lo Stato e per i cittadini una collaborazione aperta e leale tra pubblico e privato per ogni settore, per la sicurezza in particolare.

Possiamo fare qualche esempio?

Di sicuro, uno degli esempi più eclatanti è la direttiva del 7 marzo 2018, con la quale l’Amministrazione ha stabilito che i decreti di guardia giurata e i porti d’arma siano rilasciati dalla prefettura del luogo di residenza della guardia giurata, anche per quei lavoratori che dipendono da istituti che operano a livello interprovinciale, interregionale o nazionale. Questa previsione ha impattato in maniera dirompente sull’attuale organizzazione degli istituti di vigilanza privata che - a seguito della riforma della sicurezza privata del 2008/2010, conseguente alla sentenza della Corte di Giustizia europea del 2007 - dispongono oggi di un’unica licenza che li abilita ad operare in ambiti anche molto estesi, di sedi e strutture organizzative coerenti e funzionali all’attività che svolgono, di centrali operative da cui coordinano, supportano e organizzano tutte le guardie giurate dipendenti, di sistemi di gestione informatizzata e centralizzata delle risorse umane. La direttiva del 7 marzo, non considerando l’organizzazione delle aziende, la gestione delle risorse umane, ma anche le difficoltà operative delle stesse prefetture, ha reso ancora più complicato agli istituti e ai lavoratori ottenere le autorizzazioni necessarie a lavorare, condannando questi ultimi a settimane di sospensione dal servizio e, quindi, dallo stipendio.
Un altro esempio di questa fase emergenziale è Il rinnovo dei decreti di guardia giurata e delle licenze di porto armi.
Le disposizioni del D.L. 17 marzo 2020 hanno previsto la proroga, per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza, della validità dei provvedimenti amministrativi scaduti nel periodo tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020, prendendo a riferimento il 31 luglio come data di cessazione dello stato di emergenza. Il D.L. 83/2020 ha poi prorogato lo stato d’emergenza fino al 15 ottobre 2020 e per l’effetto le autorizzazioni scadute tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020 scadono il 13 gennaio 2010.
Diversamente, le autorizzazioni di polizia, nello specifico i decreti di guardia giurata e quelli di porto d’armi, in scadenza dal 1 agosto 2020 cessano la loro efficacia e le guardie, anche se hanno presentato la richiesta di rinnovo nei termini, non possono più lavorare e sono sospese senza stipendio.

A questo punto, come pensate di agire?

Divido la risposta su due piani, uno immediato e l’altro a medio/lungo termine. Nell’immediato, abbiamo preparato delle proposte concrete per risolvere in modo semplice e rapido i problemi che ho indicato prima ma anche altri come, ad esempio, la delicata questione delle licenze per servizi antipirateria. Proposte che abbiamo fatto pervenire all’Amministrazione in modo istituzionale e con spirito collaborativo, per le quali stiamo attendendo risposte nel medio/lungo termine, ritengo non si potrà prescindere dalla trasformazione che sta subendo il settore dei servizi di sicurezza a seguito di più fattori quali, ad esempio, lo sviluppo continuo delle tecnologie, la richiesta di servizi integrati da un mercato sempre più globalizzato, la crescita dimensionale degli operatori, l’accelerazione dei processi decisionali.
Sono fattori che stanno marginalizzando sempre di più il modello ancestrale di “istituto di vigilanza” assoggettato in toto al regime autorizzatorio da parte di organismi dello Stato che si muovono con modalità e secondo logiche inaccettabili ai giorni nostri. Non penso si possa mai arrivare ad una totale “laicizzazione” del settore, e forse nemmeno lo vorrei, ma un ripensamento del peso attribuito alle singole componenti dell’attività aziendale delle imprese di sicurezza di domani sarà a mio avviso inevitabile.

A cura della redazione | in caso di riproduzione citare la fonte

 

#Luigi Gabriele #Federsicurezza #Dipartimento di Pubblica Sicurezza

errore