Vigilanza come ti vorrei. La parola al sindacato – Silvia Avanzini (EBIVER)
Intervista a Silvia Avanzini, Presidente EBIVER
Partiamo dalla ricerca che EBIVER ha fatto realizzare sullo stato di salute della V.P. vista da chi ci lavora dentro. Quale fotografia esce?
Volendo dare voce alle lavoratrici e ai lavoratori della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza, questo rapporto raccoglie e analizza soggettività e condizioni di lavoro. Il risultato si declina tra la soddisfazione, il suo necessario ma tuttora irrealizzato riconoscimento economico e il senso di utilità sociale. Da rilevare che su quest’ultimo aspetto l’indagine non rileva una contrapposizione tra “senso civico” e “visione securitaria” ma, anzi, le due matrici valoriali sembrano convivere senza negarsi reciprocamente.
Un elemento questo che permette una lettura e un approccio al settore con minor pregiudizio, fuori dai cliché un po’ periferici e marginali in cui si è persa anche un po’ di novellistica e di produzione cinematografica.
L’aspetto cruciale emerso è il riconoscimento sul lavoro, tanto da far pensare ad una ricostruzione dell’immagine del settore. Chi lavora nel settore ha infatti evidenziato di sentirsi poco riconosciuto sia dalla società evidenziando una bassa rappresentazione sociale del lavoro, sia dall’azienda per cui lavora, intendendosi la dimensione contrattuale e, quindi, il valore attribuito alla professione.
Da qui, la fotografia netta prosegue con la principale preoccupazione di non disporre di risorse economiche adeguate per riuscire a vivere dignitosamente e la necessità di una migliore conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro.
Una sintesi solo all’apparenza banale e scontata, dal momento che la ricerca conferma anche che flessibilità e disponibilità risultano la principale richiesta da parte aziendale.
Un altro aspetto importante evidenziato dalla ricerca è il ruolo attribuito alla contrattazione collettiva, sia essa di primo o secondo livello, come momento di sintesi per evitare la conflittualità tra le parti.
Ritengo che una ricerca così mirata e significativa, condotta su un campione di quasi 600 rispondenti, restituisca risultati non solo da prendere seriamente in considerazione ma confermi e rafforzi il ruolo dell’ente bilaterale.
Uno dei punti dolenti e, appunto, scontati è l'aspetto salariale che vede la categoria in fondo alla scala, pur essendo fortemente sindacalizzata. Cosa è successo?
È una domanda molto diretta e quindi dovrei forse ricordare a tutti noi quanto pesano i mancati rinnovi alle giuste scadenze nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il contratto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari - oggi servizi di sicurezza - nonostante una notevole ed articolata mobilitazione con manifestazioni molto partecipate, è arrivato al rinnovo dopo oltre 8 anni. Ricordiamo anche il periodo covid, con il mondo sospeso e fermo, che ha visto le donne e gli uomini della sicurezza lavorare senza risparmio fino ad essere da invisibili a essenziali come buona parte dei cosiddetti “lavoratori in appalto!, con tutta la retorica utile in quel momento che nulla ha poi prodotto.
Si aggiunga infine ai mancati rinnovi la spirale inflattiva 2019-2023 e si ottiene la risposta al perché oggi la categoria necessiti di relazioni sindacali mature e responsabili da entrambe le parti se davvero si vuole ricostruire l’immagine del settore come chiedono le lavoratrici e i lavoratori.
Il rinnovo del maggio 2023 con l’addendum del febbraio 2024 - oltre a chiudere la parte salariale - definisce anche le norme per avviare la contrattazione del settore in tempi certi, restituendo alla contrattazione collettiva gli elementi di garanzia salariale per tempi e recuperi.
Cosa ha "distratto" il sindacato tanto da dover far intervenire le procure a difendere i diritti dei lavoratori?
Ut supra: il sindacato confederale non si è mai “distratto” dai diritti dei lavoratori ma ha gestito e accompagnato l’intervento delle procure per quello che di necessario era da imporre alle aziende sotto controllo giudiziario. La “distrazione” dai diritti è piuttosto di chi dequalifica lavoratori e imprese in processi che hanno contribuito ad abbassare diritti e tutele alimentando concorrenza sleale e dumping. È bene ricordare che le forme di “sfruttamento” negli appalti (con l’abrogazione della l.1369/60 con d.lgs. 276/2003), con subappalti, distacchi, partita iva, false cooperative e quant’altro, spesso nel silenzio della committenza, sono le più difficili da individuare.
Come si può ridare appeal a questo mestiere, che potrebbe avere un ruolo chiave in una società sempre meno assistita dallo Stato? il sindacato è pronto adesso a recuperare un ruolo guida nel cambiamento?
“Adesso” è un avverbio di tempo errato. Il sindacato di categoria - Filcams, Fisascat e Uiltucs - in un contesto di involuzione legislativa e di moltiplicazione di forme contrattuali precarie, si è distinto “sempre” - il giusto avverbio di tempo - come guida per il contrasto e la riconquista di alcune tutele tipiche della precedente normativa (aspetti relativi al Codice degli Appalti Pubblici) tra contrattazione d’anticipo, genuinità dell’appalto, ccnl leader e contrasto al dumping contrattuale.
Al CNEL sono depositati più di 1000 contratti e al repertorio nazionale sono iscritti enti di sigle non rappresentative. Dal Tribunale di Milano, però, una sentenza innovativa su appalti privati e contratto leader dà ragione al sindacato ricorrente (Filcams CGIL di Milano - 4 dicembre 2025) e condanna per comportamento antisindacale due aziende imponendo la disapplicazione del contratto di altra sigla non confederale e non comparativamente più rappresentativa, guarda caso nella vasta area del lavoro dei servizi di sicurezza in fortissima espansione.
Questo è l’argine che stiamo costruendo quotidianamente, ad esempio nei cambi appalto come nella contrattazione d’anticipo con le stazioni appaltanti.
E poi c’è il fronte del rinnovo contrattuale. La ripresa con l’invio della piattaforma unitaria a novembre e un calendario già definito e avviato con la presenza delle delegazioni non è un semplice rituale ma il rinnovo di un sano protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori.
Come abbiamo detto sopra, la ricerca lo conferma: la contrattazione collettiva è considerata dai lavoratori cruciale per il miglioramento delle condizioni ancor più della rivendicazione conflittuale.
Concludendo, l’attrattività del settore - ci ripetiamo - va di pari passo con il suo riconoscimento che passa attraverso condizioni di lavoro e salariali dignitose .perché non prevalga quel cliché marginale e non attuale oltreché ingiusto e non pertinente per cui si lavora nella vigilanza privata solo come ultima e unica occasione, trascinando verso il basso competenze e professionalità.











