Vigilanza privata, come ti vorrei. I rapporti con le istituzioni e il mercato - 1
a cura della Redazione
Iniziamo un servizio sulla percezione delle società di vigilanza da parte degli interlocutori esterni “imprescindibili” - istituzioni, mercato, lavoratori – per contribuire al faticoso rinnovamento dell’identità e dell’immagine del comparto, in vista degli sviluppi attesi nel prossimo futuro dei servizi ai cittadini in chiave di partenariato pubblico/privato.
Il primo contributo è di Monica Cerreto, responsabile dal 2017 al 2025 del settore vigilanza privata presso l’Ufficio per l’Amministrazione Generale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Polizia Amministrativa.
Dottoressa Cerreto, ha conosciuto da vicino rappresentanti della categoria e singoli imprenditori che solitamente si avvicinano al Ministero per esporre problemi e chiedere soluzioni. Quali sono state le richieste di intervento più frequenti?
In questi anni, le interlocuzioni intercorse con gli operatori economici del mondo della vigilanza sono state molteplici, anche se l’ interfaccia istituzionale è stata con le Prefetture che sottoponevano all’attenzione dell’Ufficio i quesiti posti dagli operatori privati in ordine a nodi interpretativi da sciogliere sulla normativa di settore.
Più volte l’Ufficio ha registrato auspici avanzati dalle organizzazioni datoriali e sindacali, fra le quali si evidenziano le richieste di ottenere il riconoscimento di uno status delle guardie giurate equivalente a quelle delle Forze di polizia, sia sul piano economico sia su quello dei poteri proponendo il riconoscimento alle gg.pp.gg. delle qualifiche e dei poteri di agenti di p.s. e di p.g. Soluzioni che il Legislatore, sulla scorta della giurisprudenza unionale, ha risolto riconoscendo alla g.p.g. la qualifica di incaricato di pubblico servizio.
Molto numerose erano le doglianze riguardanti il diritto dei contratti pubblici. E’ stato evidenziato come la politica della committenza (tra cui quella pubblica) conferirebbe appalti per servizi di vigilanza privata a prezzi che spesso non sono in grado di coprire il costo medio del lavoro degli operatori.
Altre aspirazioni hanno riguardato la possibilità di consentire l’impiego delle gg.pp.gg. per servizi di protezione all’estero sul modello di quelli assicurati negli Stati Uniti dai contractors per la tutela ad esempio di installazioni petrolifere off shore, ovvero per servizi di tutela dell’incolumità personale. Si tratta di prospettive alle quali l’Amministrazione guarda con particolare cautela, in considerazione delle implicazioni che ad esse sono sottese anche in termini di assunzioni di compiti tipicamente pubblicistici.
Sono state sottoposte all’attenzione dell’Ufficio anche problematiche riguardanti il servizio trasporto valori in ordine ad eventuali misure da adottare per incrementare i livelli di sicurezza, alla luce anche dei recenti assalti ai furgoni “portavalori”.
Altro tema evocato dalle associazioni di categoria ha riguardato l’istituzione di un Albo nazionale delle guardie giurate, al quale gli istituti di vigilanza siano tenuti ad attingere per l’assunzione del personale. Al riguardo, si fa presente che la vigente normativa non prevede propriamente l’istituzione di un albo ma solo l’attivazione di registri prefettizi, destinati a confluire in un data base nazionale gestito dal Dipartimento.
Altra tematica di frequente emersa in sede di incontri è quella legata ai possibili fenomeni di abusivismo, cioè di esercizio dell’attività di vigilanza privata da parte di soggetti non autorizzati, nello specifico dei servizi di portierato – liberalizzato per effetto dell’abrogazione avvenuta con legge di semplificazione del 2000 – e di quelli del c.d. global service.
Inoltre, dal confronto con gli addetti ai lavori sono state segnalate alcune criticità nello specifico campo dello stewarding nelle manifestazioni sportive. In particolare, crescenti difficoltà da parte delle società nell’assicurare le aliquote di operatori qualificati necessari per svolgere compiti di safety all’interno degli stadi secondo le prescrizioni delle competenti Autorità di P.S.
In base a questa “lista di doglianze”, che idea si è fatta sull’attualità e l’adeguatezza dell’impianto normativo del settore?
Mi preme sottolineare che il settore della vigilanza privata, sotto la spinta del Giudice Comunitario, è stato oggetto nel tempo di un processo di riforma avviato dal D.L. n. 59/2008 - che ha riscritto buona parte delle pertinenti disposizioni del T.U.L.P.S - ed attuato attraverso una conseguente rivisitazione del regolamento di esecuzione dello stesso T.U.L.P.S. e il varo di altri due discendenti regolamenti. In particolare, con il D.M. n. 269/2010 sono stati definiti i requisiti di qualità ed organizzazione tecnica e finanziaria degli operatori economici del settore, mentre con il D.M. n. 115/2014 sono stati definiti i requisiti degli Enti abilitati a certificare l’esistenza dei predetti requisiti.
A questi si sono aggiunti ulteriori provvedimenti normativi che hanno disciplinato particolari condizioni, in presenza delle quali gli istituti di vigilanza possono prestare servizi di sicurezza sussidiaria cioè servizi che, pur non implicando l’esercizio di pubbliche funzioni, contribuiscono a completare i dispositivi di sicurezza presso infrastrutture del trasporto pubblico (aeroporti, porti, stazioni ferroviarie, ecc.).
Allo stato attuale, il quadro normativo esistente è già assai complesso. Eventuali prospettive evolutive giuridiche dovrebbero puntare soprattutto sulla qualità dei servizi mettendo a punto proposte volte ad ottimizzare il piano autorizzatorio, certificativo, formativo, operativo, strumentale, tecnologico al fine di innalzare la qualità organizzativa e il funzionamento della vigilanza privata.
Se fosse il legislatore, cosa modificherebbe per modernizzare un impianto concepito un secolo fa per regolamentare la “vigilanza privata” che oggi è solo una parte, e nemmeno la più importante, della “sicurezza privata” necessaria per i cittadini, le imprese e la P.A. in ogni forma?
E’ naturale che nel vasto panorama normativo che regola il settore della vigilanza permangono cadute di criticità e ciò si ascrive ad una pluralità di fattori. Allo stato manca un “tassello” rappresentato dalla mancata adozione del decreto ministeriale sui requisiti di formazione delle guardie giurate, che è compensata da un regime transitorio apprestato dal D.M. 269/2010 che prevede l’espletamento di corsi di formazione di 48 ore di lezione. Si trattava di una disciplina transitoria destinata a restare in vigore fino all’adozione del citato decreto del Ministro dell’Interno, finalizzato a definire gli standard di preparazione professionale del personale giurato ai sensi dell’art. 138, secondo comma, TULPS. Il varo di tale provvedimento potrebbe essere il trampolino di lancio per un’ulteriore crescita professionale del settore.
La formazione degli operatori innalzerebbe la percezione di sicurezza da parte dei cittadini e di fiducia nei confronti della vigilanza privata.









