Sgarbi: la sicurezza del nostro patrimonio artistico non può essere fatta al ribasso

"Lo Stato dovrebbe investire per la sicurezza del patrimonio artistico italiano almeno il 2% del PIL, non il ridicolo 0,20% che destina adesso per difendere un tesoro inestimabile" - così Vittorio Sgarbi ha stigmatizzato la mancanza di sensibilità e di organizzazione del sistema pubblico che, assieme all'inadeguatezza dei fondi, mette a repentaglio la sicurezza e la stessa continuità del patrimonio artistico nazionale.

"I musei italiani dovrebbero essere dotati di un security manager, per sollevare i direttori dalla responsabilità di situazioni che non possono controllare. E si creerebbero anche nuovi posti di lavoro per giovani adeguatamente preparati", ha inoltre sottolineato il critico, riprendendo uno dei temi sostenuti nell'intervento precedente da Carlo Hruby, vicepresidente della Fondazione Enzo Hruby. Hruby aveva anche evidenziato la cattiva gestione delle poche risorse disponibili, additando come esempio il fatto che nei musei della sola Campania risulti impiegato lo stesso numero di addetti dell'intero Nord Italia, dalla Liguria all'Emilia Romagna.

Lia Perucchini, dirigente Speciality Lines di AON Benfield ha ricordato l'importanza del ruolo delle assicurazioni, sia per la copertura delle spese di restauro e ripristino delle opere danneggiate che per i risarcimento in caso di perdita anche se, in questi casi, "rimane un vuoto che nessun risarcimento assicurativo potrà colmare".

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