Gestione del contante, da emergenza a opportunità

intervista a Andrea Pala, addetto relazioni istituzionali presso More One

Tra la raccomandazione BCE del settembre 2025, le innovazioni del Decreto Sicurezza - rafforzate dall’ordine del giorno Lacarra del 22 aprile sull’aggravamento delle pene e l’estensione degli strumenti antimafia ai reati contro ATM e portavalori - e la costituzione dell’Osservatorio “Territori Sicuri” ABI-Prefettura di Bari, il quadro istituzionale sta riconoscendo che la difesa degli ATM è materia di sicurezza pubblica. Da quali presupposti deve partire ora, sul piano operativo e tecnologico, la difesa di uno sportello automatico?

Il quadro istituzionale composto negli ultimi mesi segna, a nostro avviso, un punto di non ritorno. La raccomandazione della BCE del settembre 2025 sulle riserve di contante per le emergenze riconosce formalmente al denaro materiale il ruolo di infrastruttura economica essenziale. Da questa premessa discende una conseguenza diretta: garantire la disponibilità del contante ai cittadini diventa un servizio di pubblica utilità, e la rete degli ATM ne costituisce la principale capillarità sul territorio.
In parallelo, il Decreto Sicurezza e l’ordine del giorno a firma Lacarra accolto dal Governo il 22 aprile inseriscono i reati predatori contro ATM e portavalori nell’arsenale antimafia. È il riconoscimento normativo di ciò che gli operatori segnalano da tempo: gli attacchi agli ATM non sono più episodi opportunistici, ma operazioni pianificate da gruppi criminali strutturati, mobili su scala territoriale e con competenze tecniche avanzate.
La costituzione dell’Osservatorio “Territori Sicuri” da parte di ABI e Prefettura di Bari, il 30 aprile, completa il disegno: per la prima volta un modello istituzionalizzato di cooperazione pubblico-privato fondato su integrazione delle informazioni, azione preventiva condivisa e lettura investigativa unitaria del fenomeno.
In questo scenario la difesa di uno sportello automatico cambia di natura. L’ATM non è più soltanto un asset bancario da proteggere, ma un nodo critico di un’infrastruttura di pubblica utilità. Le misure adottate finora si sono sviluppate con logiche individuali e livelli di protezione eterogenei, lasciando vulnerabilità sistemiche prontamente sfruttate dalla criminalità organizzata. La risposta non può più essere frammentata né reattiva: serve un modello preventivo, sistemico e coordinato, in cui tecnologie di protezione, standard minimi condivisi e cooperazione strutturata fra operatori e istituzioni concorrono a un unico obiettivo, la continuità sicura del servizio.

Come concepite la difesa degli ATM nel nuovo scenario, e quali sono le tecnologie abilitanti che proponete per accompagnare banche, Poste, retail e operatori CIT in questo passaggio?

La difesa di un ATM, nel paradigma che si sta affermando, non può più essere intesa come la somma di singole misure apposte su un asset, ma come un’architettura integrata che protegge insieme la macchina, il contante e la continuità del servizio al cittadino. È in questa cornice che si colloca la nostra proposta tecnologica, costruita su tre livelli complementari e su un metodo di implementazione che ne garantisce l’efficacia.
Il primo livello è quello della difesa passiva: protezioni fisiche di nuova generazione delle casseforti, security mask, sistemi anti-strappo e ancoraggi certificati. Le versioni di ultima generazione integrano in questi dispositivi anche una componente elettronica di monitoraggio, in grado di rilevare in tempo reale tentativi di attacco e manomissione e di trasmettere il relativo allarme alla centrale operativa. È la base, irrinunciabile, ma non più sufficiente di fronte a tecniche d’attacco che hanno raggiunto livelli di pianificazione e violenza inediti.
Il secondo livello è quello della difesa attiva: con dei sistemi di ultima generazione, che hanno l’obiettivo di rilevare e neutralizzare gli attacchi prima che producano danni significativi, e soprattutto sistemi di macchiature delle banconote e ghigliottine che agiscono direttamente sul valore atteso del furto, riducendo l’attrattività economica dell’attacco. La logica è precisa: rendere il contante recuperato inutilizzabile sposta il calcolo costi-benefici della criminalità e produce un effetto deterrente strutturale, come dimostrano anche le esperienze europee.
Il terzo livello è quello di una difesa cognitiva, ed è dove si gioca buona parte dell’innovazione recente: videoanalitica avanzata con riconoscimento di pattern d’attacco, sensoristica sismica, acustica e chimica, monitoraggio remoto in tempo reale con l’obiettivo di alimentare piattaforme di analisi predittiva del rischio e di integrazione tra sicurezza fisica e cybersecurity per coprire gli attacchi a 360°. Questo è il livello in cui la macchina smette di essere un bersaglio passivo (i modelli predittivi, infatti, sono in grado di dialogare con i dispositivi attivi già installati, attivandoli in modo selettivo e sfruttandone al meglio le potenzialità) e diventa un nodo che dialoga in tempo reale con la centrale operativa, con la vigilanza e, ove i protocolli lo consentano, con le Forze dell’Ordine.
Quello che proponiamo, però, non è una somma di prodotti. È un metodo. Un progetto di messa in sicurezza di un parco ATM parte da un risk assessment territorio per territorio e modello per modello, definisce un target di protezione coerente con il profilo di rischio, integra le tecnologie nei tre livelli descritti e si misura su un indicatore preciso: la riduzione della finestra utile per l’attacco.
Su quella finestra, oggi misurabile in pochi minuti, si gioca tutto: comprimerla significa rendere l’attacco economicamente improponibile e proteggere insieme l’infrastruttura e la sicurezza pubblica. È questa la nostra concezione di difesa degli ATM: integrata, misurabile, allineata al ruolo che la rete bancomat assume nel nuovo paradigma del contante.

Mentre il Decreto Sicurezza è un modello cogente volto a rafforzare la repressione, l’Osservatorio “Territori Sicuri” inaugura un modello di prevenzione basato sulla cooperazione volontaria tra pubblico e privato, esportabile su scala nazionale. Cosa serve adesso perché questo modello, che integra tecnologie e servizi, diventi sistema e l’Italia si allinei alle migliori pratiche europee?

La distinzione che la domanda introduce è, a nostro avviso, la chiave per leggere il momento attuale. Il Decreto Sicurezza, rafforzato dall’ordine del giorno Lacarra, è uno strumento cogente che opera sul versante della repressione: aggrava le pene, estende gli strumenti antimafia e amplia le competenze investigative delle procure distrettuali. L’Osservatorio “Territori Sicuri” opera invece sul piano complementare della prevenzione: cooperazione volontaria pubblico-privato, integrazione informativa, azione coordinata sul territorio.
Affinché questo secondo modello - nel quale operano concretamente le tecnologie e i servizi di sicurezza - diventi davvero sistema e non resti un’esperienza territoriale, occorrono a nostro avviso quattro condizioni.
La prima è l’estensione del modello alle principali città metropolitane italiane e alle aree individuate come a più alto rischio di attacchi, secondo la prospettiva già delineata da ABI: la cooperazione strutturata pubblico-privato deve diventare la cornice ordinaria del rapporto fra operatori del contante e Forze dell’Ordine.
La seconda è la definizione di standard minimi tecnologici condivisi per la protezione degli ATM, come già avviene in diversi Paesi europei. Senza un livello base uniforme di protezione fisica e tecnologica, le vulnerabilità sistemiche oggi sfruttate dalla criminalità organizzata non si chiuderanno.
La terza è l’introduzione di meccanismi di incentivazione per accompagnare il rinnovo del parco ATM, con percorsi di adeguamento sostenibili per gli operatori.
La quarta è l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che colleghi i due piani, repressivo e preventivo, e includa stabilmente vendor e service provider, perché l’innovazione tecnologica entri nel disegno di sicurezza nazionale come parte strutturale.
A queste condizioni la difesa degli ATM potrà davvero passare dall’emergenza all’opportunità, in coerenza con le migliori pratiche europee. Perché la sicurezza degli ATM, oggi, è sicurezza del Paese.

 

Contatti:
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