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Strage nel Tribunale di Milano, sotto accusa il sistema di sicurezza


Secondo le prime ricostruzioni del grave fatto avvenuto ieri all’interno del Tribunale di Milano, sembra che Claudio Giardiello, l’autore della strage, sia entrato con una pistola e due caricatori dall’ingresso di via Manara, riservato agli avvocati, privo di metal detector e affidato a portieri non armati.
“Grave falla nel sistema di sicurezza” hanno dichiarato il premier Renzi e il ministro della Giustizia Orlando ma, dalle prime ricostruzioni compiute dai giornali, questa volta non si tratterebbe tanto di un errore umano o del malfunzionamento di un sistema, quanto di un buco strutturale nella difesa del Palazzo di Giustizia, causato essenzialmente da motivi economici e procedurali.
Il Giardiello si sarebbe infatti passare per avvocato, forse utilizzando un documento falso da esibire ai portieri, per entrare da un varco riservato ai giudici e agli avvocati che, per prassi, non vengono controllati né con il metal detector né con i raggi X alle borse come, invece, avviene per gli altri visitatori del Tribunale (pubblico, imputati, testimoni). Addirittura, sarebbero stati gli stessi avvocati a richiedere la rimozione del metal detector dal mese di luglio 2014, per ridurre i tempi di attesa durante le giornate di udienza.
Come noto, il controllo degli ingressi ai tribunali è da anni affidata agli istituti di vigilanza sull’intero territorio nazionale, salvo poche eccezioni come il tribunale di Palermo, affidato alla Polizia Penitenziaria. L’appalto viene gestito dal Comune di riferimento, che addebita al Ministero di Grazia e Giustizia tutti i costi di gestione dell’immobile. In alcune sedi, come quella di Milano, i tagli alle spese per la sicurezza hanno indotto a ridurre il numero di guardie giurate armate, sostituendole con portieri disarmati.
Nel caso del Tribunale di Milano, l’appalto è attualmente in capo all’istituto di vigilanza Allsystem e alla società di portierato Securpolice.

A cura della Redazione - riproduzione riservata

 

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