Guerra al caporalato, arriva la blockchain per certificare le retribuzioni

Intervista a Vito Mastrominico, CEO di TMT Innovation

Da dove parte l’idea di certificare le retribuzioni dei servizi in appalto con la blockchain?

L’idea nasce dal nostro osservatorio di azienda specializzata in cybersicurezza e soluzioni tecnologiche avanzate che segue diverse entità, in particolare nel mondo dei servizi di sicurezza nel Centro-Sud. È un settore complesso, caratterizzato storicamente da una concorrenza sleale fortissima, dove gli operatori “virtuosi” che applicano i contratti di lavoro leader, formano il personale e investono nella legalità, devono combattere una guerra spietata sui prezzi, dove viene usato ogni mezzo per abbassare il costo del lavoro sulla pelle dei lavoratori.

È una situazione limite, fatta anche di turni massacranti registrati "fuori busta" o camuffati sotto voci di rimborso fittizie o non retribuiti affatto; di controlli troppo lenti e rari da parte delle Autorità tutorie, spesso impossibilitate a intervenire per mancanza di personale; del "buio informativo" in cui si trovano i committenti che devono pagare le fatture basandosi su autocertificazioni cartacee che non garantiscono alcun controllo sulle ore realmente prestate sul campo. Committenti che spesso ignorano i rischi ai quali si espongono per la responsabilità solidale nei confronti dei dipendenti degli appaltatori.

Da qui l’idea di impiegare tecnologie avanzate ma ampiamente consolidate come la blockchain per mettere a disposizione di questo comparto (ma non solo) un sistema che permetta di certificare le presenze e la relativa retribuzione.

Quali sono i soggetti più interessati alla vostra idea?

Di fatto, la nostra piattaforma si rivolge a tutte le filiere di servizi nelle tre figure chiave: il fornitore, il committente privato e pubblico, i lavoratori.
I vantaggi si declinano in modo specifico per ciascuno di questi soggetti, creando un vero e proprio ecosistema di fiducia:

1. Fornitori di servizi – lealtà competitiva: si rivolge ai soggetti che scelgono la strada dell’onestà e della legalità certificata. Il vantaggio principale è di tipo commerciale e competitivo: la piattaforma diventa un bollino di eccellenza e trasparenza in un mercato inquinato dal dumping. Il fornitore può finalmente dimostrare il proprio valore con certezza e trasparenza, disarmando la concorrenza sleale e proporsi ai grandi clienti come partner qualificato e affidabile.

2. Committenti – schermatura legale e reputazionale: si propone principalmente alle aziende che usufruiscono in modo continuativo di servizi acquistati con la formula “ora/uomo” attraverso gare di appalto. La piattaforma offre una vera e propria “schermatura legale” permanente, in quanto il committente disporrà di un accesso indipendente e verificato per il controllo continuo dell’attività espletata dal fornitore.

3. Lavoratori – trasparenza retributiva: non sono coinvolti in modo diretto nel sistema di certificazione tramite piattaforma ma grazie ad essa hanno la garanzia che le ore di servizio siano registrate in modo inalterabile, eliminando le aree grigie che molto spesso si vengono a creare. Questo genera un clima di “pace sindacale” all’interno dell’organizzazione, in quanto i dati inseriti sono oggettivi e incontestabili. Per questo motivo, la piattaforma può fungere da garante naturale per i sindacati.

Un'azienda potrebbe sottoporre al controllo dell'applicazione solo una parte, ad esempio un singolo appalto il cui committente ha richiesto la certificazione?

La risposta è chiaramente sì, la logica generale di funzionamento della piattaforma lo permette. L’azienda non deve per forza utilizzarla per l’intera organizzazione ma potrebbe farlo anche per una singola commessa che richiede un modello di certificazione più trasparente.
Tuttavia, un utilizzo parziale lascia sempre il dubbio di zone grigie, ad esempio sull’impiego degli stessi lavoratori per svolgere anche altri turni di lavoro, magari non retribuiti in maniera corretta.

E invece con una singola utenza si potrebbero monitorare e certificare più aziende, ad esempio un'associazione oppure una rete d'impresa?

Una caratteristica chiave della piattaforma è proprio l’architettura “multi-tenant”, pensata per gestire organizzazioni complesse con più aziende sotto la stessa proprietà o consorzi di imprese indipendenti, con le dovute precisazioni sul tema privacy e segreto industriale.
Se parliamo di un gruppo societario con più aziende o di un consorzio di imprese indipendenti che lavorano per la stessa committente, la condivisione di informazioni segue logiche molto semplici. Nel primo caso, la sola capogruppo avrà visione totale di turni e documenti caricati per i clienti da tutte le sue aziende che, invece, avranno visibilità solo di ciò faranno loro con i propri clienti; nel secondo caso, sarà la committente ad avere visione totale delle informazioni caricate dalle aziende che per essa svolgono i servizi e queste, invece, avranno visione solo del proprio operato.
Più complesso il caso di un’associazione di categoria, dove le aziende associate sono autonome e in diretta concorrenza tra loro sul mercato. In questo scenario, la tutela del segreto industriale e della privacy è rispettata se l’associazione si assume l’onere di essere “garante” del caricamento dei dati in piattaforma.

In conclusione, ci può descrivere in sintesi come funziona?

La nostra intuizione risiede nel superare il paradigma basato sul "dover fidarsi", sostituendolo con il "poter verificare" attraverso il valore unico della notarizzazione digitale. L'idea non è quella di stravolgere i sistemi gestionali già in uso o di creare un database centralizzato, ma di sfruttare i vantaggi offerti dalla tecnologia blockchain relativi alla trasparenza, alla tracciabilità e all’immutabilità dei dati, senza trascurare il delicato tema della privacy.

Il processo si articola in tre passaggi:

1. Generazione del dato ed estrazione dell’hash (impronta digitale): l’azienda carica i turni dei propri operatori con tutte le informazioni necessarie da dover mostrare al committente o alle Autorità (identificativo operatore, tipologia di contratto di lavoro, ore di lavoro effettuate, cliente), i documenti sensibili (LUL e DURC) ed eventuali documenti di comunicazione. Questi sono, quindi, sintetizzati in un “hash”, ovvero un’impronta digitale univoca di quella informazione.

2. Notarizzazione in blockchain: esclusivamente l’hash viene caricato e registrato in blockchain pubblica, in modo da non caricare i dati sensibili in chiaro. A questo punto si riceve il “timestamp”, ovvero la marca temporale che certifica che in un dato giorno e ad una data ora è stata scritta un’informazione in blockchain con quel contenuto (hash). Da questo momento non può più essere cancellata o alterata la registrazione dalla blockchain pubblica, è visibile a tutti.

3. Verifica istantanea: il committente o l’Autorità può verificare la veridicità delle informazioni sia attraverso la piattaforma, con un sistema di controllo che rilascia un feedback positivo o negativo relativo all’avvenuta notarizzazione, sia in modo indipendente attraverso la modalità di accesso autonomo verificato.
In tal modo, se necessario il committente potrà ammonire il fornitore immediatamente e, nei casi più gravi, potrà informare gli organi preposti dimostrando di aver esercitato i controlli dovuti sul comportamento del fornitore.

 

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