Camere corazzate: principi di classificazione, prove e interpretazioni della UNI EN 1143-1
di Marco Albanese, Association Manager ANIMA SICUREZZA
Le camere corazzate rappresentano una delle più elevate espressioni della protezione fisica passiva applicata alla tutela di valori, beni sensibili e informazioni riservate. Utilizzate in ambito bancario, industriale, commerciale e istituzionale, queste strutture sono progettate per garantire livelli di sicurezza estremamente elevati contro i tentativi di effrazione, assicurando la protezione del contenuto anche in presenza di attacchi particolarmente aggressivi e prolungati.
La loro natura architettonica è particolarmente complessa e diversificata. Esse possono essere realizzate mediante getto in opera di calcestruzzo speciale, attraverso l'assemblaggio di pannelli prefabbricati oppure mediante una combinazione di entrambe le tecnologie costruttive. Ogni soluzione presenta specifiche caratteristiche tecniche, vantaggi applicativi e differenti modalità di installazione, rendendo il settore delle camere corazzate estremamente articolato dal punto di vista progettuale e realizzativo.
Proprio in ragione di questa eterogeneità costruttiva, è fondamentale garantire che la realizzazione avvenga nel pieno rispetto dei requisiti previsti dalla normativa tecnica di riferimento. La sola analisi progettuale, infatti, non è sufficiente a dimostrare l'effettiva capacità di una struttura di opporsi a un attacco reale. Materiali, tecnologie costruttive, sistemi di giunzione e dettagli esecutivi possono influenzare in maniera significativa il comportamento della struttura sotto attacco, rendendo indispensabile una verifica sperimentale delle prestazioni.
Considerata la complessità progettuale di tali opere e la rilevanza delle funzioni di sicurezza che esse sono chiamate a svolgere, risulta pertanto necessario verificare l'efficacia della protezione finale mediante prove oggettive aventi l’obiettivo di valutare la resistenza agli attacchi fisici. Questi test devono essere eseguiti esclusivamente da laboratori accreditati su campioni reali rappresentativi della struttura da certificare. Le verifiche sperimentali costituiscono infatti il presupposto essenziale per il rilascio di certificazioni affidabili, poiché consentono di valutare direttamente le prestazioni del manufatto e di determinarne il livello di resistenza effettivo, superando i limiti delle valutazioni basate esclusivamente su modelli teorici o considerazioni progettuali.
In un settore caratterizzato da requisiti di sicurezza sempre più elevati e da minacce in continua evoluzione, la definizione di criteri oggettivi e condivisi per la valutazione delle prestazioni ha quindi un'importanza fondamentale. La capacità di una struttura di resistere a un tentativo di effrazione non può essere affidata a valutazioni soggettive o a semplici dichiarazioni del costruttore, ma deve essere dimostrata attraverso procedure di prova rigorose, ripetibili e riconosciute a livello internazionale.
In questo contesto, il riferimento normativo principale è rappresentato dalla norma UNI EN 1143-1:2019, che specifica le prove di resistenza all'effrazione e la classificazione di casseforti, sportelli automatici bancari (ATM), porte per camere corazzate e camere corazzate. In particolare, la norma definisce metodologie di prova particolarmente severe, basate su attacchi reali effettuati da laboratori indipendenti mediante l'impiego di utensili e tecniche codificate. Sulla base dei risultati ottenuti viene attribuita una specifica classe di resistenza, che costituisce un parametro oggettivo e riconosciuto a livello internazionale per valutare il grado di protezione offerto dal prodotto.
Di fatto, la classificazione secondo la UNI EN 1143-1 rappresenta oggi uno strumento indispensabile per progettisti, produttori, committenti, utilizzatori finali e compagnie assicurative. Essa consente infatti di confrontare in modo trasparente soluzioni differenti e di individuare il livello di sicurezza più adeguato rispetto al rischio da fronteggiare. L'importanza della norma non si limita tuttavia al solo ambito certificativo, in quanto essa costituisce un vero e proprio riferimento culturale per l'intero settore della sicurezza fisica, promuovendo un approccio fondato sulla misurazione delle prestazioni e sulla verifica concreta dell'efficacia dei sistemi di protezione.
Proprio al fine di favorire una corretta interpretazione dei principi normativi e contrastare letture improprie dei criteri di classificazione, ANIMA SICUREZZA ha recentemente pubblicato un Position Paper dedicato alle camere corazzate.
Il documento, disponibile sul sito dell’Associazione (www.animasicurezza.it), richiama alcuni principi fondamentali della UNI EN 1143-1:2019, ribadendo come la classificazione di un mezzo di custodia debba sempre rappresentare un dato oggettivo e verificabile, riferito alla resistenza effettiva dell'intero sistema e non alla semplice sommatoria teorica delle prestazioni attribuite ai singoli componenti.
Secondo l'Associazione dalla puntuale lettura della norma si evince chiaramente che la classificazione complessiva di una camera corazzata composta da più elementi costruttivi non può in alcun caso essere ottenuta attraverso deduzioni teoriche o calcoli ingegneristici che combinino i valori di resistenza delle diverse parti. Un simile approccio risulterebbe infatti in contrasto con i principi stessi della norma, che impone la valutazione sperimentale dell'esatto assieme costruttivo e richiede che il giudizio finale sia basato esclusivamente su prove oggettive.
Il Position Paper evidenzia inoltre come, nella valutazione di un sistema composto da pareti e porta corazzata, il livello di classificazione finale debba necessariamente essere determinato dall'elemento caratterizzato dalla minore resistenza certificata. In altre parole, il sistema non può mai conseguire una classe superiore a quella del proprio componente più debole. Ne deriva, per esempio, che l'abbinamento di una porta certificata in Grado VII con pareti certificate in Grado V, non consente in alcun modo di attribuire alla camera corazzata una classificazione superiore al Grado V.
Particolare attenzione viene inoltre posta a una convinzione talvolta diffusa nel mercato, secondo la quale l'inserimento all'interno della camera corazzata di ulteriori mezzi di custodia ad alta sicurezza potrebbe incrementare la classificazione dell'intero sistema. Anche su questo punto il documento di ANIMA SICUREZZA è estremamente chiaro precisando che la presenza di casseforti certificate o di altri mezzi forti collocati all'interno dello spazio protetto non produce alcun effetto sul grado della camera corazzata.
Al riguardo non è superfluo ricordare che la norma prevede che la valutazione della resistenza sia riferita esclusivamente all'involucro esterno costituito dalle pareti e dalla porta, indipendentemente da ciò che viene successivamente installato al suo interno.
Il documento associativo ribadisce infine il principio fondamentale secondo cui affinché una classificazione possa essere considerata valida e affidabile, le prove devono essere necessariamente eseguite da laboratori accreditati per l'esecuzione dei test previsti dalla UNI EN 1143-1:2019.
Solo l'analisi tecnica della documentazione progettuale, la verifica dei materiali impiegati, il campionamento delle strutture e l'esecuzione delle prove sui punti critici consentono di ottenere quei dati oggettivi sui quali un organismo di certificazione può fondare il rilascio di un certificato credibile e riconosciuto dal mercato.
Attraverso attività di divulgazione tecnica, programmi di formazione specialistica, iniziative di sensibilizzazione e occasioni di confronto tra operatori del settore, ANIMA SICUREZZA promuove la conoscenza delle normative, delle tecnologie disponibili e delle migliori pratiche applicabili alla sicurezza fisica.
L'obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza sull'importanza di adottare soluzioni certificate e correttamente dimensionate rispetto alle specifiche esigenze di protezione. Solo attraverso una corretta analisi del rischio e una piena comprensione delle caratteristiche dei sistemi disponibili è infatti possibile sviluppare strategie di difesa realmente efficaci, contribuendo all'innalzamento degli standard di sicurezza e alla diffusione di una cultura della prevenzione basata su competenza, responsabilità e qualità verificata.
Un contributo significativo che si aggiunge al documento “Linee guida per la prevenzione del rischio furto” (edizione 2024), frutto della proficua collaborazione tra ANIMA SICUREZZA e ANIA nell'ambito delle attività volte alla definizione e alla diffusione di linee guida destinate agli operatori del settore, alle compagnie assicurative e ai consumatori.
In effetti, l'iniziativa si inserisce in un più ampio percorso finalizzato a promuovere una maggiore consapevolezza sui temi della protezione fisica e della gestione del rischio, favorendo da un lato la diffusione di una solida cultura della sicurezza attraverso la divulgazione di conoscenze tecniche, normative e operative riguardanti le più efficaci misure di prevenzione e contenimento del rischio furto e dall’altro la collaborazione tra associazioni di settore, organismi tecnici e operatori professionali, fattore fondamentale per contribuire all'innalzamento degli standard di sicurezza e alla diffusione di pratiche basate su competenza, trasparenza e qualità certificata.











