Quando nel 1998 apparve l'IRAP, fu accolta come un'imposta destinata a snellire e raggruppare imposte minori come l'ICIAP, la tassa sulla salute, l'ILOR e altri balzelli.
Finalmente un'unica imposta locale di “facile applicazione” ed un chiaro ed evidente segnale di prosieguo nel riordino del sistema fiscale italiano. Peggio non si poteva fare!
Ad un'analisi, anche non necessariamente approfondita, è apparsa subito chiara e lampante l'estrema onerosità dell'imposta e la non omogeneità del carico fiscale tra i contribuenti.
Le modalità di applicazione dell'IRAP con determinazione della base imponibile non considera come componente negativo il costo del personale dipendente, salvo alcune rare e limitate eccezioni. Ecco qui l'onerosità, soprattutto gravante sulle aziende con presenza nei propri bilanci di elevati costi del personale. Non mi soffermerei sulle diverse schermaglie tra Agenzia delle Entrate e Corte Costituzionale appellata in riferimento alla costituzionalità dell'imposta che si sono susseguite negli anni. Vediamo però di esaminare quello che la tanto deprecata imposta ”pesa” sul bilancio dello Stato Italiano alla voce entrate fiscali.