Scenari
La realtà virtuale per la sicurezza reale
La gestione della sicurezza di una struttura, di una organizzazione o di un bene, come ormai ben noto sia agli operatori del settore sia agli utenti finali, non è mai affrontabile con l’adozione dell’ultima - per ora - “killer technology”. A meno di contesti “semplici”, quando si parla di sistemi di gestione della sicurezza si è sempre di fronte a una inevitabile integrazione di diversi “sistemi”, magari preesistenti, costituiti sia da apparati tecnologici, che devono essere costantemente in grado di segnalare eventuali minacce attraverso strumenti gestionali integrati, sia da processi operativi, così come da risorse umane opportunamente addestrate ad intervenire sullo specifico teatro operativo. In altri termini, la gestione della sicurezza di una “struttura complessa” è articolata in termini di sotto-sistemi che rispondono principalmente a due entità: la prima è immateriale, ed è data da informazioni, procedure e know-how, mentre la seconda è costituita dalle strutture fisiche (i beni da proteggere, gli edifici, gli impianti, ecc) insieme alle persone - e non solo a quelle dedicate alla sicurezza - che incarnano il corpo dell’organizzazione, alla quale la struttura appartiene o dalla quale è rappresentata. E qualunque sia la piattaforma tecnologica e operativa dedicata alla gestione della sicurezza della “struttura complessa”, questa produrrà inevitabilmente, anzi dovrà necessariamente produrre, un notevole flusso di dati, che è caratterizzato da un forte tasso di dinamismo, sia in assenza di minacce alla sicurezza che nel corso di situazioni di crisi. Ma il dispositivo di sicurezza non si può limitare a collezionare e visualizzare i dati raccolti, operazione se si vuole piuttosto “semplice”. L’apparato decisionale del sistema tout-court di sicurezza, fatto di sistemi tecnologici e risorse umane – quest’ultime chiamate sia a prendere decisioni che ad intervenire sul campo - ha bisogno di “informazioni”, che sono presenti nei dati acquisiti ma spesso anche “nascoste”. Ovvero, ciò di cui si ha necessità è la possibilità e la capacità di analizzare e di interpretare il flusso dei dati per tradurlo in “informazioni”, in tempo reale.
In termini generali, è la Visual Analytics che studia e si occupa di individuare le metodologie di rappresentazione visuale e di interazione uomo-macchina per i processi che si caratterizzano per la integrazione di un flusso di dati massivo, eterogeneo e dinamico, in cui è richiesta una interpretazione valutativa degli eventi in corso – demandata, senza che se ne possa fare a meno, alla componente umana che può e deve saper individuare e scegliere gli interventi da intraprendere. Nel campo della sicurezza è possibile individuare una specifica declinazione di questo approccio che va sotto il nome di PSIM (Physical Security Information Management), e in questo contesto una nuova e diversa proposizione metodologica e tecnologica di TRS fa leva sull’utilizzo della Realtà Virtuale Aumentata quale paradigma per il supporto organizzativo ed operativo all’integrazione di sistemi per la gestione della sicurezza di una cosiddetta “struttura complessa”.
In un sistema di controllo che opera secondo il paradigma dato dal ciclo “modella la realtà, osserva gli eventi, pianifica le contromisure, valuta i risultati, affina i modelli e/o i piani”, la sua efficacia e efficienza dipendono principalmente da come i modelli e i processi in esso rappresentati forniscono una rappresentazione aderente alla realtà, sia in termini qualitativi che quantitativi. Nella nostra proposizione è lo stesso modello virtuale del sito che abilita il processo di raccolta dei dati ambientali, consentendone la loro astrazione e la messa in relazione con la codifica della geometria (lo spazio, da cui ne deriva l’informazione posizionale dei dati) e della topologia (l’appartenenza, cioè la loro associazione con gli ambienti in cui si trovano e in cui sono in relazione di prossimità, di raggiungibilità, ecc) del sito. È questo insieme di modelli, relazioni e dati che sono in grado di restituire il teatro degli eventi e delle attività svolte negli ambienti, dove le interazioni e le relazioni reciproche ripetono nel mondo virtuale la “realtà vera” del sito che necessita di essere presidiato e preservato.
Un valore aggiunto che deriva dalla adozione di un modello geometrico virtuale 3D quale rappresentazione del sito in cui implementare il sistema di sicurezza consiste nella possibilità di eseguire al suo interno, e attraverso di esso, attività di tipo progettuale. Ad esempio, l’impianto di videosorveglianza è il risultato di un processo che per ogni videocamera dell’impianto comporta la scelta della risoluzione del sensore, della focale dell’ottica, del posizionamento ed eventualmente del suo orientamento. Si tratta spesso di un processo iterativo, che richiede la valutazione di diverse scelte tecniche, e necessita in alcuni casi di verifiche sul campo. La rappresentazione virtuale della videocamera, attraverso il suo “modello di vista” integrato nel modello 3D, consente di validare l’efficacia di differenti scelte di videocamere, verificando ex-ante l’effettivo grado di copertura visivo che con esse è possibile ottenere. Altro esempio è l’implementazione di un sistema di programmazione visuale, basato sul paradigma degli automi, che consente di produrre in modalità automatica (i.e., zero-programming) i processi di monitoring ambientale desiderati, facendo leva sulla virtualizzazione della stessa sensor network nel modello geometrico 3D e all’utilizzo di un CEP (Complex Event Processing) engine.
di Michele Vicentino, TRS Srl - Milestone Solution Partner
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